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Perugia-Pontedera | Serie C – Girone B, 31ª giornata | Lunedì9marzo 2026, ore 20:30 | Stadio “Renato Curi”, Perugia
Passaggio della stagione che pesa parecchio soprattutto sul piano nervoso. Il Grifo arriva all’appuntamento dopo il successo esterno per 2-1 a Livorno, un risultato che ha restituito ossigeno dopo settimane intermittenti e ha rimesso in moto classifica e fiducia; il Pontedera, invece, è in piena lotta per non sprofondare, reduce dallo 0-1 interno con la Juventus Next Gen e da una serie recente che racconta tutta la difficoltà del momento.
Il Perugia ha il dovere di cercare continuità, soprattutto davanti al proprio pubblico, per evitare di restare impigliato nella zona rossa del campionato. Il Pontedera, si gioca una fetta di sopravvivenza sportiva.
L’andata, chiusa sul 2-2, suggerisce prudenza: i granata hanno già dimostrato di saper colpire il Perugia se lasciati dentro la partita. In panchina da quattro giornate siede Piero Braglia, ex recentissimo del Perugia. Anche Ladinetti, autore di una rete ai Grifoni all’andata, ha cambiato casacca nel mercato invernale e affronterà la sua ex squadra.
Cenni storici e curiosità sul Pontedera
L’Unione Sportiva Pontedera rappresenta una realtà calcistica che arriva da una città toscana dal profilo molto riconoscibile: Pontedera, in provincia di Pisa, cuore della Valdera, è infatti una piazza fortemente legata alla propria identità industriale e al nome Piaggio, simbolo cittadino insieme alla Vespa e al relativo museo.
La società è nata nel 1912 e affonda le sue radici nell’iniziativa di studenti pisani guidati da Lando Ferretti. Oggi il club gioca le proprie partite casalinghe allo stadio Ettore Mannucci, e nella sua storia non ha mai raggiunto il campionato di Serie B.
Sul piano dei risultati, tra i momenti più alti della storia granata vanno ricordati la vittoria del Torneo Anglo-Italiano del 1985, in finale contro il Livorno. L’anno successivo il Pontedera raggiunse di nuovo la finale del torneo, uscendone con il secondo posto, sotto la guida tecnica diun esordiente Marcello Lippi.
Importante anche la stagione 1993-94, chiusa con il secondo posto in Serie C2 e la promozione in Serie C1. Ma il vero episodio, che ha dato al Pontedera una notorietà nazionale, è l’amichevole del 6 aprile 1994 a Coverciano: il Pontedera batté 2-1 la Nazionale italiana di Arrigo Sacchi, a poche settimane dal Mondiale americano. Segnarono Rossi e Aglietti, per gli azzurri andò in rete Massaro.
La storia recente del club è stata segnata dalla rinascita del 2010, propiziata dall’ex sindaco Simone Millozzi, che ha saputo coalizzare un gruppo di imprenditori locali per garantire la continuità del professionismo dopo i fallimenti societari dei primi anni duemila. Sotto questa dirigenza, il Pontedera ha alzato il record di punti in Serie C del club, raggiungendo i play-off per la Serie B nella stagione 2013-2014, dove la corsa si interruppe solo ai calci di rigore contro il Lecce.
Quanto alla proprietà, tra novembre 2025 e febbraio 2026 si è formalizzata una svolta epocale: il controllo del club è passato nelle mani di Sportheca, un fondo di investimento brasiliano guidato da Eduardo Tega. L’operazione, del valore complessivo di circa 500.000 euro versati in diverse tranche, ha segnato la fine dell’era della gestione locale.
Il closing del 20 febbraio 2026 ha sancito il passaggio del 95% delle quote alla Br Football, con la nomina di Gustavo Nikitiuk a CEO e Eduardo Tega presidente; il restante 5% è rimasto a Rossano Signorini.
Sportheca mira a utilizzare il Pontedera come piattaforma tecnologica e sportiva per introdurre modelli di scouting innovativi basati sui dati e sulla valorizzazione di giovani talenti da rivendere in campionati di fascia superiore.
Curiosità
Gustavo “Niki” Nikitiuk, di Montevideo, è anche un ex-calciatore di livello: ha militato nel Danubio, squadra della massima divisione uruguaiana, e ha vinto un titolo brasiliano col Botafogo nel 1995-96.
Nel 2006 fece scalpore un tentativo di acquisto del club da parte di un gruppo guidato dall’imprenditore Maurizio Mian (ex presidente del Pisa) che propose una triade presidenziale a dir poco insolita, composta da due note attrici a luci rosse (Valentine Demy e Karolcia) e un rapper, con la pornostar Cicciolina come madrina. L’operazione però sfumò presto.
L’allenatore: Piero Braglia
Sulla panchina granata siede oggi Piero Braglia, uno dei nomi più esperti e riconoscibili del calcio di categoria. Nato a Grosseto il 10 gennaio 1955, Braglia ha alle spalle prima una carriera da calciatore e poi un lunghissimo percorso da allenatore. Da giocatore ha vestito, tra le altre, le maglie di Fiorentina, Catanzaro, Triestina e Catania, collezionando 140 presenze in Serie A e 113 in Serie B: numeri che raccontano un profilo importante già ben prima della panchina.
Da tecnico, il suo curriculum parla da solo: oltre mille panchine tra professionismo e categorie nazionali, con quattro promozioni in Serie B conquistate con Catanzaro, Pisa, Juve Stabia e Cosenza. Nel palmarès compaiono anche la vittoria della Serie C2 con il Montevarchi e la Coppa Italia Lega Pro con la Juve Stabia. A Pontedera Braglia è tornato nel febbraio 2026, quasi trent’anni dopo la sua precedente esperienza in granata, quella del 1996-97, quando riuscì a salvare la squadra ai playout contro l’Iperzola.
Il modulo base: Braglia predilige storicamente il 3-5-2, che spesso evolve in un 3-4-1-2 o 4-2-3-1 (Pontedera) a seconda degli interpreti a disposizione.
Fase di non possesso: le squadre di Braglia tendono a compattarsi in un 5-3-1-1, riducendo gli spazi tra le linee e costringendo l’avversario al gioco laterale, dove i quinti di centrocampo sono chiamati a raddoppi costanti.
Fase offensiva: il tecnico predilige la costruzione diretta. Si cerca di limitare i rischi in uscita bassa, ricorrendo spesso al lancio lungo per le punte o al cambio di gioco immediato per sfruttare l’ampiezza.
Più del modulo, però, conta il tipo di impronta che Braglia prova sempre a dare alle sue squadre: organizzazione, concretezza, battaglia agonistica, pochi fronzoli e molta responsabilità individuale. È un tecnico che, prima ancora dei meccanismi, lavora sulla postura mentale della squadra.
Al momento della presentazione ha detto: «A me piacciono le sfide», aggiungendo anche che era «arrivato il momento di rimboccarsi le maniche»; dopo la sconfitta con l’Ascoli, invece, ha ribadito: «ce la possiamo giocare fino in fondo».
Sono frasi brevi, ma molto bragliane: dentro c’è l’idea di un allenatore che non cerca alibi, che punta sull’orgoglio del gruppo e che prova a trascinare il Pontedera verso una salvezza quasi impossibile.
Curiosamente Braglia in questa stagione si è seduto su tre panchine dello stesso campionato: Rimini, Perugia e Pontedera. In Umbria l’impatto è stato disastroso: arrivato per sostituire Cangelosi alla 6ª giornata si è dimesso dopo cinque sconfitte in cinque partite.
Pontedera 2025/26: risultati, numeri e trend
Il Pontedera arriva alla sfida del Curi con una stagione fin qui molto complicata, fotografata con chiarezza dai numeri: i granata sono ultimi nel girone B, con 18 punti in 28 partite, frutto di 3 vittorie, 9 pareggi e 16 sconfitte, con 23 gol fatti e 50 subiti. La media punti è di appena 0,64 a partita, mentre le reti segnate e incassate dicono ancora di più: 0,82 gol fatti di media contro 1,79 subiti.
Nella stagione i granata hanno avuto tre cambi di panchina:
- Leonardo Menichini, il tecnico dell’estate ed esperto conoscitore della categoria, non è riuscito a dare un’identità precisa alla squadra (esonero il 2 dicembre 2025).
- Simone Banchieri, arrivato con l’avallo della nuova proprietà brasiliana per le sue doti di formatore di giovani, ha cercato di implementare un calcio più propositivo.
- Piero Braglia, in una situazione di emergenza la società ha optato per il pragmatismo estremo, in quattro partite fin qui ha alternato due pareggi e due sconfitte.
Sul piano tattico, quindi, il Pontedera ha cambiato pelle più volte: nel corso del campionato i granata hanno alternato 4-2-3-1, 3-4-1-2, 3-4-2-1 e 3-5-2, segno di una squadra in cerca di equilibrio.
A Perugia non arriverà una squadra con un vero peso da trasferta: il rendimento esterno è simile a quello casalingo, ma il problema vero resta la quantità di gol subiti: il dato peggiore è la vulnerabilità della difesa piuttosto che la scarsa vena realizzativa (dopotutto ha segnato solo una rete in meno di Guidonia e Gubbio).
Anche la classifica racconta bene il quadro: il Pontedera ha il peggior rendimento del girone, il minor numero di vittorie, la peggior difesa e una delle differenze reti più pesanti del campionato. In parole povere, non è soltanto una squadra in crisi di risultati: è una squadra che, per lunghi tratti della stagione, ha perso controllo strutturale delle partite.
Il suo recente stato di forma resta poverissimo: nelle ultime cinque gare il trend è S–N–S–N–S, segnale di una squadra che riesce ogni tanto a restare viva, ma non ancora a cambiare davvero marcia.
L’ultima partita giocata, il 4 marzo, ha confermato questa sensazione. Al Mannucci il Pontedera ha perso 0-1 contro la Juventus Next Gen, restando inchiodato in fondo alla classifica. Il match si è deciso al 33’ con la rete di Serigne Deme; poi i toscani sono rimasti dentro la gara ma senza riuscire a ribaltarla. Le statistiche raccontano una partita meno sbilanciata di quanto dica il punteggio: 44% di possesso per il Pontedera contro il 56% bianconero, 2 tiri in porta contro 1, 4 corner contro 3 e perfino una quota di attacchi pericolosi superiore (33% contro 22%). Eppure il risultato finale è stato un’altra sconfitta, pagando tantissimo gli episodi e la scarsa capacità di trasformare la prestazione in punti.
Il rendimento in trasferta
In 14 trasferte il Pontedera ha raccolto 1 vittoria, 4 pareggi e 9 sconfitte, con 10 gol fatti e 25 subiti: significa 0,50 punti di media a partita lontano dal Mannucci. È il 18° rendimento esterno del girone, davanti soltanto al Bra.
L’unico successo esterno è lo 0-1 sul campo della Juventus Next Gen del 25 ottobre. All’opposto, la sconfitta peggiore resta il 5-0 incassato ad Ascoli, il passivo più pesante del campionato. In mezzo c’è una trasferta-tipo abbastanza riconoscibile: il Pontedera spesso resta in partita, qualche volta anche bene, ma tende a pagare dazio quando la gara entra nelle sue zone di maggiore instabilità emotiva e difensiva (inizio partita e finale).
L’ultima partita in trasferta è però forse uno degli indizi più interessanti per leggere l’avversario che arriverà al Curi.
Il 1° marzo, a Pesaro, è finita 1-1: Pontedera avanti con Yeboah al 51’, poi ripreso da Machín al 64’.
Secondo il racconto della stampa toscana, la squadra di Braglia ha prodotto una delle sue prestazioni esterne più ordinate, con una buona prima ora di gioco e la sensazione di aver lasciato per strada qualcosa.
Le statistiche confermano questa lettura: a Pesaro il Pontedera ha chiuso con 6 tiri in porta contro 3, 3 tiri fuori contro 2, 3 conclusioni murate contro 2, pur avendo meno calci d’angolo (2 contro 5).
Non è stato un Pontedera rinunciatario: è stato, piuttosto, un Pontedera più concreto e più vivo del solito, anche se ancora incapace di trasformare una buona prova in vittoria.
Cosa dicono i grafici: quando colpisce e quando soffre
Il primo dato che salta agli occhi è che il Pontedera segna soprattutto nella parte centrale e iniziale della ripresa. Nel grafico a blocchi da 15 minuti, il picco offensivo è tra 61’ e 75’ (30%), seguito da 31’-45’ e 46’-60’ entrambe al 22%.
All’opposto, la squadra produce pochissimo all’inizio: appena 4% dei gol tra 0’ e 15’. Il Pontedera entra spesso piano nelle partite, ma può crescere se resta vivo fino all’intervallo e soprattutto nella fase centrale di partita.

Sul fronte difensivo, invece, emergono due zone rosse molto nette: l’avvio e il finale. Sempre nel grafico da 15 minuti, i granata subiscono il 20% dei gol tra 0’ e 15’ e addirittura il 26% tra 76’ e 90’, percentuale più alta di tutte. È un’indicazione forte: il Pontedera tende a concedere presto, quando ancora la gara si sta assestando, e tendenzialmente cede anche nel finale, quando servono struttura, lucidità e gestione.

Il dettaglio a blocchi da 10 minuti conferma la tendenza. In attacco il segmento migliore è 61’-70’ (26%), seguito da 31’-40’ e 51’-60’ al 17%.
In difesa, invece, i momenti peggiori sono 81’-90’ (22%), 0’-10’ (18%) e 51’-60’ (16%). In sostanza il Pontedera ha un profilo temporale abbastanza riconoscibile: non è una squadra che parte forte, può avere un buon tratto centrale di gara, ma si spezza spesso nei minuti iniziali e nei finali.

Per ultimo invece il timing esclusivamente per le partite con Braglia in panchina. Si può notare che continua la tendenza a subire gol in avvio. Mentre le reti segnate sono state solo nel secondo tempo e nella fase centrale della partita.
Rosa del Pontedera 2025/26
Il Pontedera, alla vigilia della sfida del Curi, restituisce l’immagine di una rosa fortemente ritoccata dopo il mercato invernale: dentro profili come Mbambi, Raychev, Wagner, Buffon, Šapola eKabashi, oltre ai rientri/innesti già ufficializzati a gennaio come Caponi, Saracco, Piana e Yeboah.
Diversi i profili che hanno lasciato i toscani, anche importanti. Tra gli altri la necessità di sostituire il portiere titolare Vannucchi (Fiorentina Primavera, ora a Cosenza), e il tandem Ladinetti e Polizzi ora a Perugia che avevano accumulato presenze e gol nella prima parte di stagione.
Guardando i tabellini delle quattro gare, il nucleo più stabile scelto da Braglia è formato da Šapola, Cerretti, Vitali, Raychev e Yeboah, tutti titolari in tutte e quattro le partite.
I più utilizzati con innesti mercato invernale
(esclusi gli infortunati Corradini, Piana, Sy)
Portieri
- Valerio Biagini, portiere, 15 presenze – 1 giallo; classe 2003, arrivato dall’Empoli ad agosto. È il portiere che oggi dà più continuità al reparto: giovane, ma ormai primo riferimento nelle gerarchie attuali.
- Umberto Saracco, portiere, 5 presenze – 31 anni, profilo d’esperienza, arrivato nel mercato invernale. È l’opzione più navigata, utilizzato da Braglia in due delle quattro partite dal cambio allenatore.
Difensori
- Cristian Cerretti, terzino destro, 19 presenze – 1 gol, 1 assist, 4 gialli; classe 2001, già in organico, è uno dei difensori più continui. Un esterno che accompagna e non si limita solo alla copertura.
- Lapo Paolieri, difensore centrale/terzino sinistro, 13 presenze – 2 gialli; classe 2005, proveniente dall’Empoli. Profilo giovane, di prospettiva, inserito in una linea arretrata che il Pontedera ha dovuto rimaneggiare spesso.
- Daniel Leo, terzino destro, 6 presenze – 1 assist, 1 giallo; classe 2001, ex Crotone arrivato in inverno. È un laterale più di equilibrio che di strappo, anche se ha portato già 1 assist in 6 presenze.
- Jeremy Mbambi, difensore centrale, 8 presenze – classe 2008, arrivato a gennaio in prestito dal Pisa. Profilo di fisico, leadership e nazionale giovanile belga: nome da seguire perché, pur essendo giovanissimo, è già entrato nelle rotazioni vere.
- Motiejus Šapola, difensore centrale, 6 presenze – 1 giallo; classe 2006, arrivato a febbraio dal Pisa. Sempre titolare con Braglia, può giocare anche terzino destro.
Centrocampisti
- Elvis Kabashi, centrocampista, 4 presenze – 1 assist; classe 1994, in rosa da febbraiosvincolato di lusso, ha preso le redini del centrocampo, offrendo geometrie e una fisicità che mancavano nel reparto mediano.
- Matteo Manfredonia, centrocampista, 22presenze – 1 assist, 6 gialli; classe 2004, arrivato dalla Clodiense. È uno dei giocatori-cardine per volume, corsa e continuità, ma anche uno dei più esposti sul piano disciplinare.
- Andrea Caponi, mediano, 9 presenze – 1 assist, 4 gialli; classe 1988, tornato a gennaio e presentato dal club come “bandiera” granata. È il giocatore che porta leadership, letture e conoscenza della categoria (38 anni).
- Guillermo Wagner, centrocampista, 4 presenze – Uruguaiano classe 2002, è stato ufficializzato il 10 gennaio dal Wanderers Montevideo e presentato come centrocampista di sostanza e qualità. È uno dei possibili jolly tecnici che possono alzare il livello del palleggio granata.
Attaccanti/trequarti
- Pablo Vitali, ala destra, 28 presenze – 5gol, 2 assist, 8 gialli; classe 2002, esterno offensivo già in rosa e terminale più continuo del Pontedera. È il giocatore che unisce volume, presenza e produzione: primo nome da temere nell’uno contro uno e nei tagli da destra.
- Filippo Faggi, trequartista, 20 presenze – 1 assist, 4 gol, 5 gialli; classe 2003, in prestito dal Bari. È uno dei riferimenti tecnici più chiari della squadra: rifinitura, inserimento e conclusione.
- Herculano Nabian, punta centrale/trequartista, 27 presenze – 1 assist, 3 gol, 2 gialli; classe 2004, arrivato in prestito dall’Empoli. Giovane, di struttura, lavora per la squadra.
- Adrian Raychev, attaccante/ala destra, 7 presenze – classe 2006, in prestito dal Pisa da gennaio. È un profilo di accelerazione e gamba più che di piena definizione, utile per aprire il campo e cambiare passo negli ultimi trenta metri.
- Philip Yeboah, punta centrale, 10 presenze – 4 gol, 1 assist, 1 giallo; classe 2002, ufficializzato a gennaio dal Monopoli. È il centravanti più concreto del momento per rapporto tra minuti e gol: meno volume di altri, ma impatto reale nell’area.
- Louis Buffon, punta centrale, 6 presenze – Classe 2007, è arrivato il 2 febbraio 2026 in prestito dal Pisa. Figlio d’arte e prospetto di grande interesse, arrivato a gennaio, la sua presenza fisica e la sua capacità di proteggere palla importanti per il gioco di sponda richiesto da Braglia.
Precedenti Perugia-Pontedera e Perugia-Braglia
Nel ciclo moderno dal 2013 in poi che include anche la Coppa Italia Serie C dell’agosto 2025, si parla di 8 sfide ufficiali: 5 vittorie Perugia, 2 pareggi, 1 vittoria Pontedera, con 17 gol biancorossi e 11 granata. Il marcatore con più reti nello scontro diretto è Montevago con 2 gol.
A Perugia, invece, il segno storico è molto più netto. Nei 4 precedenti al Curi il bilancio dice 3 vittorie biancorosse e 1 pareggio, con 10 gol fatti e appena 5 subiti: il Pontedera non ha mai vinto in casa del Grifo.
L’ultima sfida di campionato disputata a Perugia è quella del 27 aprile 2025, chiusa con un secco 3-0: in rete Kanoute al 7’ e Montevago con una doppietta tra 77’ e 80’.
Se però si guarda all’ultima gara ufficiale in assoluto giocata al Curi tra le due squadre, bisogna considerare la gara di Coppa Italia Serie C del 17 agosto 2025: 0-0 nei 90’ e qualificazione del Perugia ai rigori per 5-4.
Il richiamo più fresco, naturalmente, è quello della gara d’andata, giocata al Mannucci il 2 novembre 2025 e terminata 2-2.
Il Pontedera andò avanti due volte, prima con Vitali e poi con Ladinetti; il Perugia rispose con Giraudo di testa e con Manzari, direttamente da calcio d’angolo.
Fu una partita sporca, umida, da Serie C vera, in cui il Grifo ebbe comunque una produzione offensiva leggermente superiore: secondo i dati partita disponibili, i biancorossi chiusero con 15 tiri contro 11, 6 nello specchio contro 5 e 5 corner contro 4.
C’è poi il capitolo Piero Braglia, che rende la sfida ancora più particolare. Da allenatore avversario del Perugia, Braglia ha incrociato il Grifo 11 volte, con un bilancio di 1 vittoria, 5 pareggi e 5 sconfitte, e una differenza reti di 7 gol fatti e 11 subiti. Numeri che raccontano un confronto storicamente complicato per lui.
Lettura finale in chiave partita
Da tutto questo emerge un avversario fragile, ma non morto. Il Pontedera resta una squadra da ultimi posti per numeri complessivi, rendimento esterno e tenuta difensiva; però nelle ultimissime uscite qualche segnale di competitività si è visto, soprattutto nella capacità di stare dentro la gara e sporcarla – guardando al secondo tempo e alla fase centrale dei tempi.
Per il Perugia, allora, la chiave non sarà solo fare la partita, ma farla bene nei due momenti in cui i toscani soffrono di più: l’inizio e l’ultimo quarto d’ora. Se il Grifo riuscirà a imprimere ritmo subito e ad arrivare lucido dentro il finale, i numeri dicono che proprio lì può scavare il solco decisivo.
Il Perugia dovrà togliere campo e ricezioni pulite a Vitali e Faggi, prestare massima attenzione al nuovo arrivo Yeboah, la punta più pesante del momento in casa granata. Evitare di far correre il Pontedera in campo aperto e costringere i granata a una gara di posizionamento e pazienza, cioè proprio il contesto in cui questa rosa sembra meno naturale. Se invece il match si sporca, si allunga e si frammenta, il Pontedera ha abbastanza freschezza e abbastanza giovani per restare appeso alla partita. E l’andata, da questo punto di vista, è un promemoria da non sottovalutare.
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